
Relazione finanziaria al 31 dicembre 2024
Gruppo Philogen
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Contesto macroeconomico di riferimento
Il 2024 è stato un anno di transizione per l’economia globale, caratterizzato da un graduale allentamento delle politiche
monetarie restrittive adottate negli anni precedenti per contrastare l'inflazione elevata. Dopo due anni di rialzi aggressivi
dei tassi da parte delle principali banche centrali, l'attenzione si è spostata sulla sostenibilità della crescita economica e
sulla possibilità di un "soft landing" per le economie avanzate. L'inflazione ha continuato a scendere, sostenuta dalla
riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dal progressivo riequilibrio tra domanda e offerta nei mercati globali.
Tuttavia, le persistenti tensioni geopolitiche, le incertezze sui mercati finanziari e il rallentamento economico in alcune
regioni hanno mantenuto alto il livello di volatilità.
Il Fondo Monetario Internazionale, nell’ultima rilevazione stima un incremento del PIL mondiale del 3,2% nel 2024, rispetto
al 3,3% del 2023. Tuttavia, questa crescita risulta disomogenea tra le varie economie, con gli Stati Uniti che hanno mostrato
una performance solida, mentre l’Eurozona fatica a riprendersi dalla fase di debolezza economica.
Dopo il picco raggiunto nel biennio 2022-2023, l'inflazione è scesa progressivamente nel 2024, avvicinandosi agli obiettivi
delle banche centrali. Tuttavia, il ritmo della discesa è stato più lento del previsto a causa delle pressioni sui salari e delle
incertezze legate alle tensioni geopolitiche. Negli Stati Uniti l’inflazione si è attestata in media al 3,0% nel 2024, in calo
rispetto al 4,1% dell’anno precedente. La Federal Reserve, dopo aver mantenuto i tassi stabili nei primi mesi dell’anno, ha
operato un taglio di 50 punti base a settembre, portando il tasso di riferimento nell'intervallo 4,75%-5,00%. Questa
decisione è stata presa in risposta a un raffreddamento del mercato del lavoro e alla stabilizzazione dell’inflazione core.
Nel corso degli ultimi due meeting del 2024 i tassi sono stati tagliati altre due volte, portando il tasso di riferimento
nell'intervallo 4,25%-4,50%. Nell’area euro, l’inflazione ha continuato a scendere, registrando una media del 2,4% su base
annua. La Banca Centrale Europea ha iniziato a ridurre i tassi d’interesse nella seconda metà dell’anno, portando il tasso
sui depositi al 3,00%. Le riduzioni sono state giustificate dalla continua moderazione dell’inflazione e dal rallentamento
della crescita economica. L’economia cinese ha continuato a mostrare segnali di debolezza, con episodi di deflazione
alternati a momenti di ripresa moderata. L’inflazione media per l’anno è rimasta vicina allo 0,2%, riflettendo la difficoltà del
paese nello stimolare la domanda interna. La Banca Popolare Cinese ha mantenuto un approccio accomodante,
abbassando il tasso di riferimento per i prestiti a lungo termine nel tentativo di sostenere il settore immobiliare e rilanciare
gli investimenti. La Bank of Japan ha posto fine alla sua politica di tassi di interesse negativi dopo anni di accomodamento
monetario. A marzo, la banca centrale ha aumentato il tasso di riferimento per la prima volta dal 2016, portandolo a 0,10%,
segnalando un graduale ritorno alla normalizzazione della politica monetaria in risposta a un’inflazione superiore al 2%.
L’anno si è chiuso con un ulteriore rialzo dei tassi allo 0,25%.
I mercati finanziari hanno reagito positivamente alla svolta più accomodante delle banche centrali, con i principali indici
azionari che hanno chiuso il 2024 in territorio positivo. Tuttavia, nella parte finale di anno, a causa di un’inflazione che è
vista raggiungere il target delle banche centrali più lentamente e le politiche del nuovo presidente Usa Trump viste come
inflazionistiche, il mercato ha iniziato a scontare un processo di allenamento monetario da parte delle banche centrali più
lento.
In ripresa, rispetto al secondo semestre del 2023, la salute dell’economia dell’eurozona. L’indagine HOCB PMI evidenzia
come nel 2024 la domanda di beni e servizi sia risultata in crescita rispetto all’anno scorso, con un primo semestre
particolarmente in salute. L’Indice HCOB PMI della Produzione Composita dell’Eurozona, che consiste in una media
ponderata dell’Indice HCOB PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice HCOB PMI dell’Attività Terziaria, ha toccato
a dicembre il valore di 49,6. Nell’ultimo anno l’indice ha per sette volte superato il valore di 50,0, la soglia che separa
un’economia in espansione da una in recessione. L’attività manifatturiera nell’Eurozona, seppur in miglioramento rispetto
al 2023, ha continuato a contrarsi mentre quella dei servizi è stata per gran parte dell’anno in espansione. Negli Stati Uniti
l’indice PMI composito ha evidenziato un’economia in espansione, facendo registrare un miglioramento rispetto al 2023.
In analogia con quanto evidenziato in Eurozona, anche negli Stati Uniti è stato il settore dei servizi a trainare la crescita
rispetto a quello manifatturiero.
Nella sua ultima pubblicazione il Fondo Monetario Internazionale ha confermato le stime di crescita per il 2024 mentre ha
alzato leggermente quelle del 2025. Nel suo World Economic Outlook, prevede ora che il Pil mondiale salga del 3,2% nel
2024 dal 3,3% del 2023, per poi crescere del +3,3% nel 2025 (la precedente stima era di +3,2%). Per quanto riguarda
l’Eurozona le stime si sono di +0,8% nel 2024 e si riducono dello 0,2% all’1,0% nel 2025. In Italia +0,6% per il 2024 mentre
le stime per il 2025 sono ribassate dello 0,1% a 0,7%. L’indice globale dell’inflazione secondo le previsioni diminuirà
gradualmente, passando dal 6,7% del 2023 al 5,7% del 2024 e al 4,2% del 2025. La previsione per il 2025 è stata ritoccata
al ribasso di 0,1%.